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Al solito, la figlia l'accompagnò davanti allo stabile e vide la madre recarsi all'interno. Dopodichè ripartì come tutte le altre volte poichè aveva degli impegni personali.
G.P., come sempre, attraverò il cortile e salì le scale, fino a raggiungere le stanze dell'ambulatorio. Ma quel giorno la porta che conduceva all'interno era chiusa ed impolverata. La donna tentò ripetutamente di aprire, girando la maniglia, ma non riuscì a sortire alcun effetto. Picchiettò poi sul vetro, per vedere se qualcuno era all'interno. Del resto, le avevano fissato l'appuntamento proprio per quel giorno!
Ma non accadde nulla... Delusa, scese rapidamente le scale e si recò nella tintoria che si trovava proprio accanto al portone che aveva varcato poco prima per accedere al cortile dell'edificio.
Chiese se era noto il motivo per il quale il Centro era rimasto chiuso quel giorno e si accorse dell'espressione perplessa del negoziante.
G.P. ripetè la domanda e le fu risposto che il Centro era chiuso da almeno cinque anni. La donna replicò che era in cura da loro e che era stata lì solo una settimana prima mentre l'uomo la osservava con sguardo incuriosito e spaventato.
Infastidita dall'atteggiamento del negoziante, uscì ed entrò nell'altro esercizio pubblico adiacente, un bar. Chiese le medesime informazioni... ed ottenne le stesse risposte.
Pensando che la ragione la stesse abbandonando si confidò con la figlia che le consigliò di analizzare le fatture che le avevano rilasciato ad ogni prestazione terapica. Ma certo! Aveva una prova fisica che non si era sognata tutto.
Aprì lo scrittoio dove conservava tali documenti e si rese conto che tali fatture erano bianche, non compilate.
Tuttora G.P. è convinta di aver vissuto un'esperienza reale, anche se non riesce a spiegarsela.
Mi sembra utile sottolineare alcuni punti riguardanti la protagonista di questa bizzarra vicenda per rimarcare l'attendibilità della testimonianza.
G.P. all'epoca degli accadimenti aveva circa quarant'anni ed a parte il problema vertebrale di cui soffriva non aveva disturbi di natura fisica o psichica manifesti..Al contrario, è tuttora nota per la sua obiettività e capacità di esaminare i fatti. Laureata, benestante ed originaria di Vicenza, non presenta evidenti retaggi superstiziosi.
Lo sviluppo della vicenda può indubbiamente rammentare diversi casi analoghi, primo fra tutti quello citato da Charles Berlitz in "World of strange phenomena" a proposito di un albergo francese e in cui si possono ravvisare inquietanti similitudini.In sintesi…
Nel 1979 due coppie inglesi, Geoff e Pauline Simpson e Len e Cynthia Sisby, stavano attraversando la Francia per raggiungere la Spagna, dove intendevano trascorrere le vacanze. Cercando un luogo dove trascorrere la notte, imboccarono una strada al cui inizio si trovava un manifesto di un circo (è un elemento importante, poi vedremo perchè) ed infine trovarono un albergo che li potesse ospitare. L'ambiente aveva qualcosa di "particolare" , non solo per la mancanza di ascensori o telefoni.
Cenarono e passarono una notte piacevole nella medesima camera, spaziosa ma dotata di "tubature antiquate".
La mattina seguente, dopo aver avuto un'abbondante colazione, decisero di ripartire. Quindi chiesero il conto ma il prezzo richiesto era davvero irrisorio: solo 19 Franchi. Segnalarono l'errore al direttore il quale, dopo aver analizzato la ricevuta, sostenne che era tutto corretto.
Chiesero ad alcuni gendarmi presenti nell'albergo e che indossavano una strana uniforme delle informazioni riguardanti al modo migliore per raggiungere l'autostrada. I tutori dell'ordine sembravano non capire cosa gli venisse chiesto e suggerirono una vecchia arteria stradale. Controllando sulle carte topografiche, i quattro inglesi individuarono una via più rapida e diretta rispetto a quella proposta dai loro interlocutori, decisamente più lontana.
Trascorse le due settimane nella penisola iberica e dovendo transitare nuovamente in Francia, decisero di fermarsi nuovamente in quel particolare ma convenientissimo albergo. Individuarono la strada ed addirittura il manifesto del circo che aveva attirato l'attenzione all'inizio di tutta la vicenda… Ma dell'albergo nessuna traccia. Dopo aver percorso diverse volte il tratto di strada si arresero e passarono la notte in un motel a Lione, spendendo 247 Franchi.
Ma esisteva davvero quell'albergo fuori dal tempo? Le fotografie scattate al suo interno dagli inglesi non erano presenti, anche se la perforazione del rullino appariva danneggiata proprio a metà, dove si sarebbero dovute trovare tali scatti. Quasi che la macchina fotografica avesse cercato di riavvolgere la pellicola.
In seguito scoprirono che le uniformi indossate dai gendarmi incontrati risalivano ad un periodo precedente al 1905.
Anche sotto ipnosi il racconto dei protagonisti non cambiò ed alla perplessità dello scrittore Randles sul fatto che il direttore avesse accettato le banconote senza stupirsi o che i gendarmi non si fossero sorpresi a causa della loro automobile e dei loro abiti "moderni" la risposta laconica di Geoff fu "Noi abbiamo la certezza che sia accaduto".
Ma ritorniamo a ciò che è accaduto a Milano ed analizziamo con cura gli elementi a disposizione.
Il luogo descritto da G.P. esiste fisicamente anche se non è più adibito ad ambulatorio. Inoltre, l'attonita protagonista di questa bizzarra esperienza non si è mai contraddetta e non ha mai arricchito il suo resoconto con nuovi particolari, cosa che avrebbe denotato una certa forma di mitomania svilendo quindi la testimonianza. Al contrario, è rimasta ferma nelle sue convinzioni. Certo, si è rifiutata di sottoporsi a tecniche regressive d'ipnosi ma la spiegazione è piuttosto semplice… Essendo una persona dalla logica inoppugnabile ha preferito evitare un approccio che le avrebbe potuto causare uno scompenso emotivo.
La spiegazione più semplicistica, in base al sempre più inflazionato "rasoio di Occam" (secondo il filosofo Guglielmo da Occam, tra due possibilità quella corretta è sempre la più lineare) è che la signora G.P. abbia vissuto un'allucinazione "localizzata". Il ricordo delle sedute terapeutiche avvenute anni prima causava tale perverso meccanismo e la signora G.P. trascorreva un'ora in catarsi estatica davanti alla polverosa porta di ciò che era stato l'ambulatorio. Ma quale meccanismo l'aveva allora fatta rinsavire? Personalmente non credo a questa ipotesi, anche se è più accettabile. Si potrebbe rivelare un errore.
L'ipotesi di un varco dimensionale non sarebbe da escludere a priori… Senza smarrirci nelle teorie che suppongono l'esistenza di infiniti universi paralleli ma accettando il fatto che lo spazio-tempo sia un susseguirsi di "fotogrammi", quasi fosse un filmato, non potrebbe essere accaduto che G.P. abbia varcato una sorta di "soglia" e vissuto un evento passato modificandolo? Perché è un fatto dimostrato che in queste cinque sedute al limite dell'incredibile la protagonista di questa vicenda abbia risolto in parte i suoi problemi fisici.
Forse si è trattato di spettri o Doppelganger residui… Ognuno può sviluppare una sua precisa e personale visione della cosa…
Si potrebbe anche parlare di Autosuggestione… Ma se per questa volta Guglielmo da Occam si fosse sbagliato?
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LA MESSA DEI MORTI
Quando non c'è luce le ombre acquistano carne e sangue…

Eliminato l'impossibile, quello che resta, per quanto improbabile, deve essere per forza la verità.
(Arthur Conan Doyle)
Forse F.B. in un angolo remoto della sua coscienza era convinto che in quella chiesa perduta avvenissero celebrazioni particolari e le ombre della notte, una lunga camminata e un'alimentazione errata possono aver generato la cosa… Forse F.B. aveva qualcosa di irrisolto con zia Rosa, o forse aveva accidentalmente assunto della segale cornuta o dell'Amanita muscaria… O forse esistono spiriti senza pace che si ritrovano in chiese abbandonate per uno spiraglio di luce.
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Lo spettro deforme della vendetta
Bussa all'uscio dell'inverno,
ansietà su devastazione fa perno
mentre inquieto sogghigna ed aspetta
Contorni lividi e nocche consunte
Divora l'aere ormai rarefatta,
respira rabbia e onor di disfatta,
acumina scaltro le rugginose punte.
Consolazione nel suo ampio manto
Che scende su ognuno quando Atropo taglia
E non c'è armatura o cotta di maglia
Che possa proteggere dall'ultimo incanto.
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LO SPETTRO DELLA FERROVIA
Una storia d'altri tempi mai conclusa ed un'ombra che aiuta sfortunati automobilisti

…Così ti nutrirai della morte, che si nutre degli uomini, E, morta la morte, non ci sarà più morte…
(William Shakespeare)
A volte le spire del mistero scivolano via, assorbite da ore distratte, altre rimangono latenti, pronte ad imprigionare nel loro fascino un occasionale ascoltatore.
Attraversando le pittoresche e rigogliose colline della Romagna è possibile imbattersi in una piccola zona fortemente rurale che cela nell'ordinarietà di tutti i giorni una suggestiva leggenda. Non ho riscontri scientifico-oggettivi e neppure una documentazione specifica ma solo le parole del proprietario di una vigna e di alcuni suoi conoscenti che mi raccontarono ciò che segue…
Tutto iniziò in un pomeriggio primaverile alla fine degli anni '50, in una zona vicina attraversata dai binari della ferrovia. A quei tempi, però, non esisteva un passaggio a livello che tutelasse la sicurezza dei veicoli che transitavano per quel tratto.
Un infausto giorno un furgone guidato da un fattore che stava trasportando il latte si bloccò proprio sulle rotaie. Il figlio scese e, mentre il padre cercava senza risultato di far partire il veicolo, si avventurò lungo i binari, forse inseguendo un piccolo animale della fauna locale; il bambino era audioleso in seguito ad una grave malattia nel corso della prima infanzia, o almeno così si diceva.
Dopo vari tentativi il motore si accese e l'uomo alzò lo sguardo per vedere dove si trovasse il fanciullo. Lo vide accovacciato che fissava una siepe, a circa 200 metri. Qualche istante dopo i binari cominciarono a vibrare ed un frastuono insopportabile straziò la quiete del sonnolento pomeriggio. L'uomo probabilmente gridò ma ovviamente non fu sentito, mentre suo figlio sembrava rapito da ciò che stava osservando nel cespuglio.
Il fattore corse verso il treno facendo cenno di fermarsi ed i freni morsero duramente le ruote, creando una pioggia di scintille. Ma non fu sufficiente… Il bambino fu travolto e fatto a pezzi dalla furia della locomotiva invano trattenuta.
Schizzi di sangue crearono in un'area di circa cinque metri una macabra fioritura carminia.
Il corpo fu estratto a fatica e la prima cosa inspiegabile fu che il volto del cadavere sembrava sorridere, come se non avesse avvertito il dolore provocato dalla devastante morte.
Ma questo, come dissi prima, era solo l'inizio degli avvenimenti inspiegabili che accaddero in seguito…
Qualche mese dopo, il padre sostenne di aver visto il figlio, tumulato nel cimitero del luogo, vivo e vegeto fissare ancora il cespuglio maledetto. Ma una volta avvicinatosi, la fanciullesca immagine scomparve… Da allora quell'uomo si recava in quella zona ogni giorno, cercando di rivedere lo sfortunato bambino… Dopo diversi mesi si ammalò e nel giro di breve morì.
A questo punto, il mistero s'infittisce…
Dopo qualche anno, probabilmente in seguito alla tragedia, fu costruito in quel tratto di ferrovia un passaggio a livello custodito.
Alcuni automobilisti, nel corso degli anni, hanno riscontrato il medesimo problema del fattore e cioè l'arresto del proprio veicolo mentre transitavano sopra ai binari. Essendoci comunque le sbarre di protezione, non era possibile attraversarli poco prima del passaggio di un treno.
In ogni caso, tutti gli automobilisti concordano su un fatto… i veicoli ripartirono dopo una piccola vibrazione…una spinta. E talvolta impronte di due piccole mani apparvero sulla parte posteriore delle auto…
Chissà… Forse lo spettro del fanciullo morto in circostanze tanto tragiche proteggeva quell'area un tempo così pericolosa… Un residuo di energia psico-magnetica tanto forte da scongiurare altre tragedie. ..O forse è solo la suggestione nei cuori di chi conosceva una storia tanto drammatica…
Non è da ignorare, poi, il fatto che altre veicoli ebbero problemi di accensione, come se ci fosse qualcosa di inspiegabile che ancora aleggia in quel luogo.
Dimenticavo… Il cespuglio che assorbì l'interesse del bambino ora non esiste più… Qualcuno sostiene che fu il padre stesso a sradicarlo e che, mentre lo fece, proprio sotto trovò piccole ossa. Ma sono soltanto voci…
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Plick…Plick…Plick…
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Un tuono ha fracassato il silenzio e ha invaso la mia mente con un’esplosione di realtà.
Non ho visto la scia del fulmine baluginare nell’immensità per poi essere inghiottita dall’orizzonte. Ma so che c’è stata…
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Plick…Plick…Plick…
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Sicurezze fuggevoli ma permanenti…
So che l’aria esiste e questa idea mi sta devastando i polmoni…Fatico a respirare, accidenti…I miei occhi vessati dalla vita stanno rincorrendo le perlacee gocce di pioggia che rigano come strali ghiacciati il vetro del parabrezza…
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Plick…Plick…Plick…
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Mia cara Margaret…So che mi hai abbandonato…E tutto ha perso significato, come un fragile castello di sabbia divorato dalle onde dell’immoto mare del tempo.
Mi avevi giurato che non mi avresti mai lasciato…Eppure è finita…Questa consapevolezza mi rende incapace di ogni reazione.
Troppa retorica…
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Plick…Plick…Plick…
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Il tergicristallo ha ripreso a funzionare…Ma produce un cacofonico stridio. n altro tuono…Credo di aver visto l’argentea luminosità del lampo…Uno strappo di luce nella tela della notte. Ora anche il sedile dell’auto mi sembra scomodo, inadeguato…Come del resto io stesso sono sempre stato inadeguato nei tuoi confronti. Non ho mai compreso davvero quando amore mi donavi, senza risparmiarti…Ma ero troppo accecato dalla futilità degli eventi per capirlo. Lo comprendo solo ora, quando ormai non mi resta che qualche immagine sbiadita, qualche sorriso rivolto all’occhio cieco di una cinica macchina fotografica…la mia mente…
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Plick…Plick…Plick…
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Vorrei piangere, ma non è così facile…Sarebbe estremamente semplice annullare ogni problema con qualche lacrima…Ma non ci riesco…Senza te c’è solo dolore e desolazione…Un paesaggio imbrattato di nero nel crepuscolo nel mondo.
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Plick…Plick…Plick…
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Non ho che ricordi, fotogrammi senza identità, privi di senso logico e soprattutto di lucidità. Ho memoria solo di alcuni particolari, non riesco ad afferrarne la totalità.
Il tuo profumo…Il tuo modo di muovere i capelli…Ma non riesco a ricostruire un solo episodio della nostra vita insieme.
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Plick…Plick…Plick…
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Un giorno ti dissi che la morte non esisteva, era solo la perversa invenzione di una malvagia divinità…
Ora credo in questa invenzione…Sento le tue mani gelide ma non riesco a vedere il tuo volto, reclinato sul petto…Hai cessato di respirare qualche minuto fa…
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Plick…Plick…Plick…
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Ora odo solo il rumore del mio sangue che lentamente sta defluendo…Le lamiere contorte che dilaniano il mio corpo in una prigione di nervi non le avverto più…Ti sto raggiungendo Margaret…L’unico ricordo che mi attraversa la mente sei tu che mi dici di essere prudente alla guida…e poi lo schianto contro il muro…
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Plick…Plick…Plick…
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PIOGGIA
Gocce scivolano rapide sui vetri
Come memorie di occhi sgomenti
E lapidi di ossa, di sangue e di denti
Rammentano episodi lugubri e tetri.
Spade spezzate, mura divelte
Questo è ciò che avete cercato,
Prendere avidi l'ultimo afflato
Con rancori precisi di anime svelte?
Giace il guerriero nella coltre di terra
Gli occhi son chiusi, perduti lontano
Verso un'ambizione, sogno assai strano
Di vendicarsi di chi l'uccise in guerra.
Più della pioggia la volontà è forte
Più del dolore di abissi deserti
E gli occhi chiusi, diventano aperti
Alzati uomo, sconfitta è la Morte!
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VERSO FAIRY-LAND
1
Il monotono e metallico suono del treno che stava divorando le rotaie accompagnava il giovane viaggiatore che osservava con attenzione l'interno di ogni scompartimento. Era poco più di un ragazzo e stringeva fra le dita, nervosamente, una ventiquattr'ore forse un po' consunta agli angoli, ma ancora perfettamente efficiente.
Appariva quasi incredibile, ma su quel treno non c'era alcun passeggero eccetto lui ed il suo bagaglio di sogni.
Decise di accomodarsi nello scompartimento n° 16, rassegnato ad immergersi in una tetra solitudine. Proprio non sopportava l'idea di non condividere l'emozione e le ansietà che gli assalivano il cuore in quell'istante. Una fortuita compagnia gli avrebbe di certo allentato la tensione.
I paesaggi bucolici sfrecciavano come scie di stelle cadenti al di là del finestrino opaco ed il sole del meriggio era stato inghiottito da un cielo d'avorio che preannunciava pioggia.
Quasi non s'accorse che un nuovo passeggero stava dividendo con lui lo squallore dello scompartimento, con quei sedili irrimediabilmente danneggiati da inutili vandali. Si stava allentando il nodo della cravatta color-della-notte, mentre sfogliava il contenuto d'una cartelletta sgualcita.
Un altro giovane entrò nello scompartimento ed osservò le due persone già presenti con sguardo interessato, oltre le spesse lenti degli occhiali che portava. Senza proferire alcuna parola si sedette e cominciò a fissare distrattamente il finestrino. Il desiderio del primo viaggiatore era stato esaudito.
"Perdoni la mia curiosità, -esordì il primo viaggiatore- ma vedo che sta controllando il testo di ciò che sembrerebbe un racconto...".
Il secondo viaggiatore lo osservò con attenzione, valutando l'interlocutore, e rispose:"Sì, è un racconto...Lo presenterò ad un simposio letterario...che, per inciso, è la mia attuale meta...".
"Non ci posso credere...Anche lei sta andando al simposio di Fairyland!" esclamò sorpreso il primo giovane.
"Davvero perspicace...Devo immaginare che anche lei sia diretto in quel luogo...Nome davvero interessante come sede per un incontro letterario...Una poesia di Edgar Allan Poe, mio mentore spirituale, parla di Fairy-Land...Ovviamente non il medesimo posto, bensì 'Nebbiose valli, rivi d'ombra e selve simili a nuvole..." disse, con velato sarcasmo, il secondo passeggero.
"Le cui forme nessuno più distingue per le lacrime che vi gocciolano intorno..." concluse il terzo viaggiatore, che fissava con occhi attenti i due viaggiatori, come se fossa stato scosso da un'atavica accidia.
"Anche lei stima le opere di Poe..." chiese affabimente il primo passeggero.
"E sono diretto a Fairy-land per la vostra medesima ragione...A volte la sorte decide assurde situazioni..." notò garbatamente il terzo viaggiatore.
"O forse perchè questo treno è l'unico diretto a Fairy-land..." ribattè caustico il secondo passeggero.
Un breve istante di gelido contegno pervase la carrozza. La manifesta ostilità rimarcata dalle ultime parole aveva gettato un'ombra di diffidenza tra i tre passeggeri. Il secondo, quasi per mitigare ciò che aveva appena detto con il suo atteggiamento affilato come la lama di un rasoio, propose:"Perchè non iniziamo ora il Simposio...Ho giusto tra le mani il racconto che intendo presentare...Avrò modo di valutare le vostre reazioni e comprendere anticipatamente l'esito del concorso...Resta inteso che, dopo di me, sarà il vostro turno...".
Il sorriso benevolo degli altri due viaggatori incoraggiò il giovane, che cominciò a leggere con voce stentorea...
2
ASPETTANDO LEI
(Fiaba metafisica Nero/Rosa)
Ancora pochi minuti e lei sarebbe giunta. Ethan la stava aspettando da un po', davanti ad uno squallido locale dalle vetrate colorate che lasciavano passare una tenue e soffusa luce.
Il ragazzo reggeva nelle mani un mazzo di aulenti rose, macchie d'amore consumate dal gelo. Era il 31 dicembre 1999 e l'appuntamento con lei era attorno a mezzanotte, quando il tetro orologio municipale, rintoccando, avrebbe salutato l'avvento del nuovo millennio.
Non si erano accordati con precisione, ma Ethan era assolutamente convinto che quello sarebbe stato il momento migliore per incontrarla, per farsi ghermire dal suo splendore e dalla sua passione. Era detestata da molti ed il giovane non riusciva a comprenderne il motivo...Lei era così dolce, così meravigliosamente seducente, così gentile...
L'immensità, gonfia di nubi e gravida di neve, lasciava scivolare verso il suolo scuro alcuni fragili cristalli che volteggiavano leggiadri nell'aria.
Come sarebbe stato romantico incontrarla sotto la candida cascata di ghiaccio, sentirla fremere tra le proprie braccia, con un ardente bacio che avrebbe suggellato un'eterna promessa d'amore.
Un lontano canto improvvisato attirò l'attenzione del giovane...Forse qualche ubriaco festeggiava in tal modo l'arrivo del Duemila: Scrutò nella notte e vide un'ombra venirgli incontro. Aguzzò la vista...No, non era lei...Era il bizzarro cantore a cui un attimo prima aveva rivolto la mente.
"Ciao amico...Che gelida notte!" esordì il vecchio vestito di cenci.
Ethan, senza dir nulla, infilò una mano in tasca ed estrasse alcune banconote, che fece scivolare nelle mani del reietto.
"Grazie amico...Buon anno!" biascicò l'uomo e si portò una bottiglia alla bocca, trangugiando avidamente l'alcolico contenuto. Subito dopo s'allontanò e scomparve in un vicolo. Il ragazzo guardò l'ora...Ancora pochi istanti...
All'interno del bar, intanto, una festa priva di gioia si stava sviluppando, mentre il gestore stava colmando di spumante i calici dei rari avventori.
Il giovane si spostò dall'ingresso del locale...Tra poco lei sarebbe arrivata...Solo questo importava.
Annusò i fiori che stringeva nelle mani ed un sentimentale ricordo d'una primavera troppo lontana s'impossessò del suo animo...
Eccola! Finalmente era arrivata...Splendida, meravigliosa...Non poteva certo esistere nulla di più incantevole, di più delicato.
Lei lo vide e sorrise: S'avvicinò rapida, alternando velocemente i suoi passi sulla neve fresca che aveva steso un sottile manto.
Il cuore di Ethan batteva furioso e si sentì incredibilmente impacciato. Era veramente molto bella... Una lieve malinconia l'afferrò...L'aveva attesa per troppo tempo...
L'abbraccio di lei fu intenso ed impetuoso come acqua sorgiva. Ogni cosa vorticava e perdeva realtà, meschinità d'una quotidianità ormai dimenticata. Quando Ethan incontrò le sue labbra tutto svanì...Un remoto orologio rintoccava la mezzanotte...
La mattina del nuovo millennio fu accolta da una sagoma indistinta, coperta in parte dalla neve. Nessuno se ne accorse prima di mezzogiorno e subito una folla curiosa circondò il corpo esanime.
L'autopsia dichiarò che Ethan era spirato a causa di un male incurabile che da mesi lo divorava. La fine del millennio aveva coinciso con la fine di una vita...
Ethan stava ancora danzando con la sua dama. Il tempo ormai non aveva più ragione d'esistere. Era iniziata l'era dell'Acquario, era cominciata un'altra vita.
3
"Decisamente malinconica e struggente..." fu il laconico commento del primo viaggiatore.
"Narrativamente è interessante, ma sono abbastanza disorientato...L'avevo giudicata fondamentalmente un cinico ma questo racconto, così intriso di decadente romanticismo mi dimostra quanto era scorretto il mio pensiero nei suoi confronti" concluse il terzo.
"Indossiamo maschere apotropaiche per scacciare gli spiriti malvagi, gli umori nefasti e l'ipocrisia...E molte volte tali maschere appaiono come il nostro vero volto...O forse divengono il nostro vero volto...Ma è tutta apparenza, anche se nell'attuale società sembrare è certamente più importante di essere. L'anima è stata frantumata da ingranaggi tetri ed inarrestabili. Non ci resta che prenderne atto...e non farsi ingannare dalle maschere..." terminò il secondo passeggero.
"Splendida apologia...Ed un ottimo prologo per il mio racconto che ora vi leggerò" sottolineò il terzo viaggiatore, mentre estraeva da una cartelletta alcuni fogli. Si schiarì la voce con un colpo di tosse e cominciò...
4
HARRY
"Certo che in questa stagione la sera scende molto presto" rimuginava Harry, mentre asciugava alcuni bicchieri, dietro il bancone del bar che portava il suo nome.
Il suo sguardo si posò sugli ultimi clienti, che in quell'ora crepuscolare trascinavano i loro minuti dietro i grigi tavolini del locale.
Il vecchio Mike, come al solito, era vicino alla polverosa superficie della vetrata che dava sulla strada, sempre con il quotidiano tra le mani ed un maleodorante sigaro serrato tra le labbra, con i pensieri che rincorrevano le dense ed ampie volute di fumo.
Peter, invece, con l'impermeabile e col cappello dalla tesa larga calcato sulla testa, stava centellinando l'ambrato contenuto di un bicchiere di Whisky. Sembrava il protagonista di remoti polizieschi, forse a causa del volto segnato dagli anni.
Frank, il più giovane degli avventori, guardava con malcelato disinteresse la partita dei Chicago Raiders, trasmessa dalla TV che si trovava in un angolo.
E poi c'era lui...Quello nuovo. Era entrato da diversi minuti e stava osservando ciò che lo circondava, guardingo. Non aveva ancora ordinato nulla e non aveva proferito alcuna parola. Semplicemente esaminava.
Si aggiustò per l'ennesima volta la cravatta, gesto che denotava un certo imbarazzo, e sistemò le pieghe della giacca di tweed che indossava.
Infine, , con voce arrochita dal freddo ma che pareva artificiale, esordì dicendo: "Mi hanno detto che qui ci sia la miglior birra della zona...Ne vorrei un boccale...".
Superficialmente, l'elemento che stonava nel locale era lo stesso Harry, un barista nero in un bar frequentato esclusivamente da bianchi, ma un'analisi più approfondita sottolineava la totale estraneità dell'individuo che era entrato da poco e che pareva dominare faticosamente un oscuro segreto che lo perseguitava.
L'attenzione di Frank si era immediatamente catalizzata su di lui, appena aveva varcato la soglia. Per questo non si era nemmeno accorto del termine della partita dei Raiders, conclusasi con la loro sconfitta e sommo scherno dei tifosi avversari.
Anche gli occhi di Peter, estremamente vivaci e mobili, si erano posati sull'uomo in tweed.
Mike, invece, lo degnò di una fugace occhiata, per poi immergersi nuovamente nell'articolo che aveva destato in lui una grande attenzione.
Mentre Harry serviva il misterioso cliente, Mike esclamò:"Avete letto quest'articolo?...Quello intitolato LUCI NEL CIELO? Parla della nostra cittadina...Pare che siano state avvistate in zona inspiegabili fonti luminose compiere evoluzioni durante la notte scorsa...Le solite storie di dischi volanti...Assurdità per turisti...".
"Perchè, lei non crede nell'esistenza di forme di vita aliene e di navi spaziali che periodicamente solcano i cieli di questo pianeta?" chiese l'uomo che aveva chiesto una birra, in modo diretto e con quella voce così particolare.
"Perchè, lei ci crede?..." s'intromise il giovane Frank.
"Ovviamente sì, mi sembrerebbe assurdo credere il contrario, tanto più che il problema connesso alle grandi distanze esistenti tra le stelle e quindi tra i pianeti è stato parzialmente superato supponendo l'esistenza dell'antimateria e la tridimensionalità dello spazio-tempo.".
"Ehhhhh...Non ho capito nulla di quello che ha detto..." sussultò Peter, alzando leggermente la tesa del cappello per osservare meglio lo strano individuo.
"Forse ciò che ho detto è troppo complesso per voi..." disse lo straniero, con velata arroganza.
"E lei come fa a sapere queste cose?" incalzò Frank, stizzito dalla boriosa affermazione.
"Diciamo che purtroppo mi sono informato..." concluse laconico l'uomo, sorseggiando la birra che aveva davanti a sé.
Frank, Mike, Peter ed Harry fissavano con estrema attenzione ogni singolo movimento dell'uomo che cominciò a manifestare un certo disagio.
Forse l'uomo voleva sollevarsi da un immane peso che gravava sulla sua anima, o più semplicemente l'alta gradazione della birra cominciò a fare effetto, ma si schiarì la voce e cominciò a parlare...
"Il mio nome non ha importanza, né la mia matricola...Vi basti sapere che, pur appartenendo ad un'organizzazione governativa, sono solo un analista. Esamino fatti per poi trarne conclusioni...Tra poco mi dovrò recare ad una postazione militare mobile che è stata allestita fuori città, in seguito all'avvistamento di ieri. E' ferma intenzione del governo, o chi per lui, comunicare con tale velivolo, se apparirà ancora questa sera, per indurlo ad atterrare. Se non risponderà ai segnali, verrà abbattuto con missili terra-aria. S'impadroniranno della loro tecnologia. E' fatto noto che in alcuni Hangar dell'aeronautica militare vi siano rottami di dischi volanti. Ma vogliono qualcosa di più utilizzabile...Ed io sarò complice di questo orrendo crimine" concluse l'uomo con la giacca di tweed e dagli occhi spiritati.
Ammutoliti, gli altri uomini si guardarono tra loro, visibilmente perplessi. Stavano dubitando della sanità di mente del bizzarro individuo che, dopo aver finito l'ultimo sorso di birra, saldò il conto ed uscì salutandoli, con una fosca ombra stampata sul volto.
Una densa foschia che era scesa per le vie della cittadina l'inghiottì dopo alcuni passi.
"Certo che ce ne sono di tipi strani..." borbottò Mike, ripiegando il giornale.
"Comunque, se esistessero questi alieni, sarebbero ben diversi da noi...Sarebbe impossibile comunicare...Troppo diversi..." continuò Harry.
Dopodichè, anche gli altri cominciarono ad uscire...
Prima Mike, atteso dalla moglie per cena, che, con disappunto, s'accorse d'essere già in ritardo.
Chi l'avrebbe sentita Margie...Avrebbe detto che era solo un ubriacone...Lui e tutti i suoi amici.
Subito lo seguì Frank, che quella sera sarebbe uscito con la nuova fidanzata...Chissà quanto sarebbe durata...
Infine Peter, che lentamente s'avviò verso una strada poco illuminata. Si voltò e vide Harry abbassare la saracinesca del locale.
Alzarono lo sguardo insieme e videro una sorta di sole notturno che si avvicinava.
Peter estrasse da una tasca dell'impermeabile uno strumento che sembrava un telefono cellulare e, composta una sequenza numerica, cominciò a parlare con un idioma sconosciuto.
Il sole riprese quota e la serenità del cielo fu scossa dalla scia di un missile che aveva mancato il suo bersaglio.
Peter si tolse il cappello, mettendo in mostra un piccolo corno posto sulla sommità del cranio e, guardando in direzione di Harry che stava finendo di chiudere il locale, si trovò ad esclamare:"...Non siamo poi troppo diversi...".
5
"Sorprendente...La vena fantastica è sempre capace di fornire emozioni...E poi l'argomento trattato è di sicura attualità...Periodicamente l'uomo ricerca altri dei, più vicini e, chissà, più affidabili...C'è stato il tempo degli angeli...Ora è il momento degli extraterrestri" disquisì il secondo viaggiatore.
"La sua creatività, caro amico, è certamente una carta affascinante per questo simposio." Giudicò il primo passeggero.
"A proposito, che ore sono? C'è ancora tempo per ascoltare l'ultimo racconto, vero?" chiese il giovane che aveva appena terminato di leggere ad alta voce.
Il primo guardò l'orologio e rassicurò il terzo passeggero:"Sì, c'è ancora tempo...Ed è forse il tempo uno dei protagonisti dei ciò che sto per leggervi...".
"Un racconto sul tempo?" s'intromise incuriosito il secondo passeggero.
"Non proprio...Ma le implicazioni col tempo sono manifeste..." rispose il primo e, dopo aver cercato tra i fogli che reggeva nelle mani la sua opera, iniziò la lettura...
6
UN RAGAZZO
Un ragazzo, vestito con laceri abiti sbiaditi, era sdraiato in una dolce e verde distesa, circondato da alcune colorate zone floreali.
Pareva fissare le nuvole che si rincorrevano senza sosta nell'immensità che lo sovrastava mentre un piacevole vento caldo e leggero che veniva da sud muoveva i suoi lunghi capelli scuri ed animava gli esili fili d'erba che sembravano bisbigliare.
Refoli più audaci tentavano di piegare i robusti steli di alcune rose canine che orgogliose, si ergevano.
La foresta delimitava il lieve declivio in cui si trovava il ragazzo, con ombrose fronde e tronchi che celavano, non potendo raccontarli, avvenimenti accaduti decenni prima
Lontano, alcuni piccoli roditori si contendevano alcune ghiande, levando alti squittii.
Il viso del giovane era tuttavia molto triste, oppresso da un'oscura angoscia e tormentato da impalpabili pensieri che forse veleggiavano nell'oceano delle sue passioni. Era il volto di un fanciullo smarrito, in vane utopie o i rrealizzabili necessità.
Ogni cosa era scandita dall'armonico cinguettare di alcuni invisibili volatili ed il noioso scorrere del tempo, arbitro implacabile d'ogni esistenza, era fuori luogo in quella landa di sogni.
E cos'era il tempo, se non una inutile convenzione dell'uomo, tiranno e sovrano d'ogni chimera, sanguinario giustiziere di ogni desiderio?
Ma la memoria necessitava del tempo, poiché ogni ricordo è ad esso subordinato...E l'uomo è dominato dal ricordo. Forse era da ricercare in questo l'eterna, umana ossessione per il tempo.
Le ghiande avevano avuto il loro vincitore, uno scoiattolo con una lunga striatura bianca sulla coda che avidamente stava divorando il bottino appena conquistato. Quante prevaricazioni anche in un microcosmo come quello degli animali di piccola taglia dove, inevitabilmente, il più arrogante ed il più forte prende il sopravvento. La vita stessa era composta da amarezza e fiele, poiché la violenza è insita in ogni specie.
Subitanee, le nubi cominciarono ad addensarsi buie, sinistre...rabbiose.
Il lucente astro diurno che pochi istanti prima accarezzava con il suo calore la liscia pelle del ragazzo e la natura che lo circondava era stato annichilito da cirri del color del nulla.
L'azzurro splendore lasciò il posto ad un cielo plumbeo e da lì a poco cominciò a scendere una pioggia torrenziale che mondava tutto, tranne i cuori degli uomini.
Il ragazzo era ancora sdraiato e non si muoveva. Attendeva che lo venissero a prendere...Attendeva che i soldati governativi venissero a prendere il cadavere di un altro ribelle appena fucilato.
7
Il primo passeggero si guardò attorno...Era solo. Le proiezioni della sua mente l'avevano lasciato...
Aveva nelle mani i tre brevi racconti che aveva riletto poco prima, nella vana speranza di scegliere definitivamente quello che avrebbe presentato al simposio.
L'indecisione era sempre stata una sua caratteristica, il lato oscuro con cui confrontarsi .
Ma del resto, non era la stessa vita una sottile trama d'indecisioni, di angoli bui che limitavano gli impulsi creativi e la libera affermazione dell'individuo?
Riguardò i racconti...E guardò lo scompartimento vuoto. Se di sforzava riusciva ancora ad intravedere le sagome sbiadite di se stesso...Il cinico-romantico, con la sua struggente malinconia, il sognatore, con la sua utopia aliena. E poi c'era lui, con la gelida, spietata realtà, misero cronista di sangue e dolore.
Erano ombre della stessa mente.
tratto da http://www.sogliaoscura.org